PERCHÈ
LUPATOid

Uno standard universale di riferimento per facilitare la comunicazione tra committenti ed esecutori nel mercato globale.

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Abbiamo ideato una soluzione semplice per fare chiarezza nel settore delle finiture grezze: LUPATOid, una vera e propria scala di misura per le lavorazioni grezze su marmi, pietre, graniti e agglomerati.

Il nostro sogno? Fare per il settore delle lavorazioni superficiali grezze quello che il sistema Pantone ha fatto per il mondo del colore: impostare un linguaggio universale.

Una scala di misura rappresenta lo strumento logico attraverso cui avviene la misurazione di un carattere statistico, con le variabili qualitative e quantitative.
Una scala di riferimento è comunemente usata per valori e fattori convenzionali all’argomento trattato, ad esempio la Scala Richter per i terremoti.
In questa sede vengono considerate le lavorazioni che possono essere eseguite sulle superfici di lastre in pietra naturale o simili, quali marmi, pietre, graniti o agglomerati.

Le lavorazioni finemente levigate o lucide esaltano le caratteristiche del materiale in quanto mettono in risalto i colori e le venature naturali, dando magnificenza all’aspetto estetico offerto dalla natura. Qui invece trattiamo le varie lavorazioni grezze realizzate per altri scopi, quali ad esempio l’antiscivolo nelle pavimentazioni o decorative su rivestimenti verticali, dove si pone in risalto la pietra assieme alla lavorazione, offrendo un fattore aggiuntivo che apre ad una ulteriore dimensione complementare dall’intervento dell’uomo.
Le pietre colorate poste all’esterno tendono a sbiadire per l’effetto dell’azione dei raggi HUV e le calcaree lucide tendono a perdere la lucentezza per l’effetto della corrosione dagli agenti atmosferici, quindi è necessario eseguire una lavorazione grezza, più consona all’impiego di queste pietre all’esterno. Oppure si colorano, di fantastico, quando la gradinatura viene raccontata dai pisani come i graffi delle unghie del diavolo, lasciati sulle pietre dei monumenti della Piazza dei Miracoli a Pisa, quale prova dell’invidia del maligno.

L’uomo è l’ultimo arrivato sul grande palcoscenico della vita ma ha la necessità di eternare la sua presenza. Oggi possiamo ammirare innumerevoli testimonianze di opere realizzate con pietre secolari lavorate grezze, incuranti del tempo, testimoni della nostra storia. Da sempre l’uomo ha lavorato la pietra, e, dopo averne ricavato la forma, ha praticato una lavorazione di finitura grezza utilizzando utensili manuali, che nel tempo si sono sempre più evoluti. Oggi eseguiamo lavorazioni che fanno parte della nostra cultura in quanto le abbiamo da sempre trovate nelle testimonianze millenarie, eseguite da civiltà passate ma che sono state tramandate fino ai giorni nostri, e che noi le vediamo come scontate, facenti parte del nostro ambiente. Ancora oggi le ripetiamo per i nostri bisogni di praticità, di estetica ed anche di eternità.
Molte le lavorazioni e le relative denominazioni con un gergo utile agli addetti ai lavori, per comprendersi tra loro e per poter proporre, ordinare e far realizzare tale precisa lavorazione. Quindi come un tempo ancor oggi viene ordinata la bocciardatura, oppure la spuntatura o la gradinatura, rispettivamente realizzate con bocciarda, punta e gradina.

I marmisti ancor oggi lavorano su richiesta degli architetti con delle definizioni a tutti note come ad esempio la bocciardatura grossa, oppure media o fine. Sono definizioni che derivano principalmente dal tipo di utensile utilizzato, in quanto ci sono le bocciarde grosse, medie e fini.
Finché le lavorazioni venivano eseguite manualmente o solamente con l’aiuto del martello pneumatico non si ponevano difficoltà, ma quando sono apparsi nuovi sistemi rotativi le cose si sono complicate. Le ultime soluzioni produttive sono perfettamente in grado di replicare le lavorazioni di sempre, migliorandone la uniformità se richiesta, oltre a sollecitare meno il materiale lavorato tramite pressione anziché percussione. I nuovi sistemi offrono anche una elevata produttività e una conseguente economicità, con la riduzione del prezzo della lavorazione e quindi un maggiore diffusione. Anche le richieste di specificità sono aumentate, e da subito sono apparse le bocciardature medio-grossa e medio-fine, oltre alla spuntatura fine o svariate altre. Il tutto molto soddisfacente ed evolutivo. Così i committenti hanno potuto scegliere più precisamente il tipo di lavorazione con differenze minime ma sostanziali per l’opera da realizzare.
Ma come si può rappresentare questa molteplicità di lavorazioni con dei termini comprensibili a tutti? ed inoltre come possiamo stabilire quanto è fine la fine, o quanto è grossa la grossa? o la medio-grossa a cosa si riferisce o a cosa corrisponde? Ora è necessario dare dei valori per fare chiarezza, stabilire delle quantità in riferimento a dei parametri. Dare dei nomi con dei riferimenti a tutti noti ed un valore numerico per quantificare.
Cercando di percorrere vie semplici e consone associamo i segni delle lavorazioni ai segni ortografici a tutti convenzionali, come ad esempio punti, virgole o linee, in quanto la bocciardatura è attribuibile a punti, lo spuntato lungo a delle virgole ed il gradinato a delle linee. Inoltre, per completezza, sono da considerare altre particolarità, come ad esempio la disposizione e le dimensioni dei segni. Per quantificare il fine o il grosso e per dare un valore logico numerico con un riferimento convenzionale viene riportata la quantità di segni che coprono la superficie di un centimetro quadrato.
Con questa logica diventa possibile realizzare una tabella delle lavorazioni, dove le colonne indicano le specificità di riferimento con i valori, e le righe indicano le varie tipologie di lavorazioni. Si giunge automaticamente ai codici delle lavorazioni. Prende logica una modalità di rappresentazione a tutti comprensibile, con la possibilità di qualsiasi integrazione, seguendo le stesse modalità. Basta che ci sia una definizione del segno, anche evoluto come tondi o triangoli, o qualsiasi altra figura complessa, riportarne le dimensioni e la
quantità per centimetro quadrato. Con questa classificazione sarà possibile menzionare dei codici per far comprendere precisamente quello che si intende. Ne deriva la possibilità ad esempio di fare degli ordinativi con il codice relativo alla lavorazione richiesta, o richiedere nuove lavorazioni su indicazioni precise tramite la elaborazione del nuovo codice. Per praticità è a disposizione una mazzetta identificativa con foto di lavorazioni, come esiste quella dei colori o dei tessuti.

LA CODIFICA DI LUPATOID:
COME FUNZIONA

La codifica LupatoID è basata su tre parametri facilmente comprensibili: la tipologia di segno, il layout e la densità.
Scopri come funziona.

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